giovedì 1 maggio 2014
Il Surrogato: CAPAREZZA - MUSEICA - RECENSIONE
Il Surrogato: CAPAREZZA - MUSEICA - RECENSIONE: Con cosa lo confrontiamo? Con Il Sogno Eretico? Con quelli prima? Con gli altri "rapper"? Caparezza è sempre uguale a se st...
lunedì 9 dicembre 2013
Post sul post primarie (doveroso anch'esso)
Renzi non ha vinto, ha stravinto. Quasi i 2/3 degli elettori, affluenza massiccia, 2 sfidanti che facevano a gara a chi si contendeva il secondo e terzo posto, vittoria anche fra i soliti iscritti.
In fondo, sono sereno: è un risultato legittimato in pieno ed indiscusso. Ora Matteo Renzi dovrà rendere conto solamente a sé stesso di errori e successi, e facendosi strada tra agiografi e detrattori mostrerà se saprà attuare quel che ha promesso.
E qua si parrà la sua nobilitate #italiacambiaverso?#speremmuben!
Note a latere:
la nuova segreteria PD è interessante, sto cercando di farmi un'idea
Filippo Taddei mi è sempre piaciuto molto, lo consiglio
Giuseppe Civati soddisfa anche quando arriva terzo, è commovente
In fondo, sono sereno: è un risultato legittimato in pieno ed indiscusso. Ora Matteo Renzi dovrà rendere conto solamente a sé stesso di errori e successi, e facendosi strada tra agiografi e detrattori mostrerà se saprà attuare quel che ha promesso.
E qua si parrà la sua nobilitate #italiacambiaverso?#speremmuben!
Note a latere:
la nuova segreteria PD è interessante, sto cercando di farmi un'idea
Filippo Taddei mi è sempre piaciuto molto, lo consiglio
Giuseppe Civati soddisfa anche quando arriva terzo, è commovente
sabato 7 dicembre 2013
Un po' di (doveroso) miele
Finisce stasera la più bella campagna elettorale che per ora abbia mai fattoEntusiasmo, allegria, voglia di vivere e di crederci: i veri ingredienti perché la sinistra viva, e vinca
Silurato Prodi ed incoronato Napolitano, notti insonni di disperazione mi consigliarono di mollare tutto. Ma il progetto di Giuseppe Civati mi ha svegliato dalla disperata insonnia.
Il lumicino di speranza nella nebbia si è fatto fiaccola, e la fiaccola falò. In questa fresca notte di dicembre vedo, e sento, un incendio. Un incendio dove cacciare l'immobilismo, il tatticismo prudente, la vergogna di chi si era e sé, l'amnesia dei propri valori, l'opportunismo di corrente, l'onta del 101.
Un incendio dal quale il il povero pd, lo spirito di un lingotto ormai di ferro verniciato, possa, a mo' di fenice, risorgere.
Perdonatemi l'infantilismo e l'innocenza della speranza. Anche se tanto vince Renzi, anche se tanto Civati non ci riesce a cambiare il pd, anche se D'Alema rimane dov'è, anche se tanto le elezioni le vince Grillo, anche se a furia di pippe mentale il dibattito muore sul nascere.
L'averlo potuto pensare, l'aver visto gente ritrovare la speranza, l'aver visto nuovi giovani, ex delusi tornare, crederci, lottare, impegnarsi, è una gioia, una gioia per il cuore e per l'animo, una gioia.
Potrei per ore elencare motivi razionali per cui mi ritrovo nella mozione, e momenti spettacolari vissuti in questi mesi, in cui peraltro il mio impegno, paragonato a quello di moltissimi compagni, è stato più che relativo.
Ma sopra tutto rimane questo tesoretto di spirito, di sentimento, di cui nessuno potrà mai privarmi. Per me questo il significato del #vinceCivati: per me abbiamo già vinto, per me già abbiamo già compiuto un miracolo, e c'è da esserne solo che fieri.
Domani a testa alta potrò votare col sorriso, e finalmente
venerdì 22 novembre 2013
Il gioco delle 3 carte
Ho parlato con molti simpatizzanti per Renzi che vedono Civati come un elemento di rottura, di rottamazione, di svecchiamento, per come si pone nei confronti degli apparati di partito, per come si libera dai nostalgismi e guarda ad un futuro di sinistra moderna, senza rifarsi bovino a posizioni ideologiche.
Frase tipo "Civati è bravo, ma Renzi è l'unico che può vincere, e questa rottamazione ci vuole"
Ho altresì parlato con molti simpatizzanti per Cuperlo, che vedono Civati come un uomo che non rinnega le sue tradizioni di sinistra, ha un'identità ben chiara ed una storia, ha un concetto di militanza, di partito e di comunità di partito molto vicino a quella dimensione storica dei partiti di sinistra. Un uomo che non ha paura di prendere posizioni per l'uguaglianza e la giustizia sociale senza se e senza ma.
Frase tipo "Civati è bravo, ma Cuperlo è l'unico che, anche se con difficoltà, potrà battere Renzi ed evitare la deriva a dx"
Secondo costoro Civati ha fatto male a non schierarsi con i rispettivi candidati, decidendo di andare a schiantarsi da solo.
Ritengo invece sia inevitabile vada da solo: è la sintesi hegeliana delle due posizioni , è forse colui che può rappresentare a pieno titolo ora come ora l'anima del PD tutto, per citarlo "da Prodi a Rodotà.
E se gli elettori alle primarie non lo capiranno, un'occasione preziosa di (ri)fondare veramente ed in meglio il Partito Democratico italiano sarà inevitabilmente sfumata
Frase tipo "Civati è bravo, ma Renzi è l'unico che può vincere, e questa rottamazione ci vuole"
Ho altresì parlato con molti simpatizzanti per Cuperlo, che vedono Civati come un uomo che non rinnega le sue tradizioni di sinistra, ha un'identità ben chiara ed una storia, ha un concetto di militanza, di partito e di comunità di partito molto vicino a quella dimensione storica dei partiti di sinistra. Un uomo che non ha paura di prendere posizioni per l'uguaglianza e la giustizia sociale senza se e senza ma.
Frase tipo "Civati è bravo, ma Cuperlo è l'unico che, anche se con difficoltà, potrà battere Renzi ed evitare la deriva a dx"
Secondo costoro Civati ha fatto male a non schierarsi con i rispettivi candidati, decidendo di andare a schiantarsi da solo.
Ritengo invece sia inevitabile vada da solo: è la sintesi hegeliana delle due posizioni , è forse colui che può rappresentare a pieno titolo ora come ora l'anima del PD tutto, per citarlo "da Prodi a Rodotà.
E se gli elettori alle primarie non lo capiranno, un'occasione preziosa di (ri)fondare veramente ed in meglio il Partito Democratico italiano sarà inevitabilmente sfumata
sabato 19 ottobre 2013
Il peccato originale delle primarie
Che casino queste primarie!! è il primo pensiero del povero "simpatizzante di sinistra" che prova ad informarsi, parlando con l'amico militante o con i colleghi di lavoro, sulle cosiddette primarie dell'Immacolata.
E non parliamo di quando ritornano a galla considerazioni delle primarie d'autunno, quelle col mitico scontro Bersani-Renzi (e la vittoria morale del compagno Tabacci): un delirio
Le primarie dell'Immacolata e quelle dello scorso autunno vivono di un peccato originale: sono state quello che non dovevano essere
il 25 novembre del 2012 il Popolo delle Primarie doveva eleggere un nome per il candidato premier che avrebbe rappresentato non solo il Partito Democratico ma l'intera alleanza Italia Bene Comune.
Ma Pg Bersani era candidato in prima persona né ponendo fine al suo essere Segretario del PD, né smettendo di essere espressione di quell'unità apparentemente raggiunta dal partito:
il suo scontro con Matteo Renzi era percepito quindi non come "chi ci rappresenterà", quanto piuttosto come "chi è con il Partito e chi è contro".
NOTA BENE: Calmatevi, amici renziani, e seppellite le : non ho scritto né che Renzi abbia complottato contro il segretario, sia di destra, abbia fatto campagna contro il partito, e neppure ho scritto che non lo abbia fatto. Perché non importa: in ogni caso, il suo peccato originale (di cui lui nulla poteva farci, anche fosse stato fermo a Palazzo Pitti a fissare la parete) è stato quello di trovarsi il principale sfidante di un esponente del partito molto più esponente di quanto lui non fosse
Non dimentichiamoci peraltro tutti quei discorsi meravigliosi sulla forma e tenuta del partito, leaderismo, collettivo, militanti, sulle coalizioni ecc.., non sottolineando invece i programmi elettorali di elezioni che, putacaso, abbiamo perso
In definitiva:
QUANDO BISOGNAVA PARLARE DI PREMIER, SI E' PARLATO DI SEGRETARIO
Veniamo ai giorni nostri: ora è finalmente il momento di parlare di Segretario, di forma partito. Anche perché il partito e la sinistra stanno collassando, hanno perso identità, è il momento di riprogettare e ripartire.
Ma cosa abbiamo stavolta? Un Matteo Renzi, che nient'altro vuol fare se non il premier e, causa uno statuto stringente e una dirigenza sibillina che gioca con bastone e carota, intende usare il segretariato come trampolino di lancio per correre a premier.
Ed il simpatizzante medio che fa? Si rende conto che:
-Renzi potrebbe essere un buon candidato, buono e vincente (e non solo bello e democratico) alla presidenza del Consiglio
-Renzi col fare il Segretario del PD poco c'azzecca (e sarebbe meglio facesse dopo il premier.)..
-...ma che se perde le elezioni da Segretario il premier si può scordare di farlo
Ricordate il famoso paradosso del voto utile?
A, B e C si candidano: A mi piace di più, B mi piace di meno ma ha più probabilità di vincere contro C. Cosa voto?
Ebbene, il dubbio a cui il povero simpatizzante è sottoposto è ben più atroce:
A e B si candidano alle primarie della segreteria: io penso che A sia un buon segretario ma che si possa perdere con lui come candidato premier e B un buon premier ma non un buon segretario. Chi voto?
Infatti votare B secondo questa logica significherebbe PARTECIPARE ALLE PRIMARIE PER IL PREMIER, e non a quelle per la segreteria!!
Ed allora per forza il dibattito interno al Partito e quello esterno circa le primarie dell'8 dicembre è orrendamente falsato, e soffre di questo, ben più terribile, peccato originale: non si riesce a parlare di programmi per la segreteria senza parlare del premier
QUANDO ORA BISOGNEREBBE PARLARE DI SEGRETERIA, SI PARLA DI PREMIER
Considerazioni finali:
-ogni discussione circa queste primarie è terribilmente sterile perché rovinata da questo peccato originale
-se il Segretario vuole fare il premier, non devono esserci le primarie per il premier
se si fanno le primarie per il premier, non il Segretario non deve prendervi parte (neanche dimettendosi un mese prima)
-non meravigliamoci dell'astensione del simpatizzante di sinistra
lunedì 15 luglio 2013
Ma ancora socialisti e liberisti?
Nella corsa al bollente congresso d'autunno le discese in campo del trascinatore di folle fiorentino (pare sempre più sicura) e quella del biondo e distinto Cuperlo (machiè?) ed il vociare sulla candidatura dell'eroe del soviet Fassina sembrano portare la discussione di casa PD sempre nel solito carruggio: socialdemocratici/socialisti/ex-pci/ds/mangiapreti/"di sinistra"/"carecoompagne" contrapposti in un holliwodiano duello interminabile liberali/liberisti/cattolici/popolari/moderati/margherita/exdc/"di centrosinistra"/"careamiche". Un Don Camillo vs Peppone in salsa progressista.
Ma siamo sicuri che questa diatriba, che altro non è che la becera deriva di quel fondamentale dibattito sull'identità tanto importante quanto mai rimandato, strumentalizzato ed evitato (e sviluppato molto più dalla base che dai vertici) sia il vero argomento di questo congresso?
Lo sarebbe se fossimo al governo ed avessimo incertezze sulla linea economica (se fossimo al governo sul serio, dico), lo sarebbe se ci si fosse scannati su singoli punti programmatici di Italia Bene Comune.
Ma con la proposta di Marini, la sordità ad Occupy PD e 101 anonime coltellate al padre fondatore Prodi, condite con il tanto vituperato governissimo, il problema sta nella credibilità della classe dirigenziale. Perché se i popolari hanno sempre sostenuto ideologicamente il mega inciucio, i popolari sono sicuramente meno di 101, e gli altri non sono altro che corrotti, che applaudono e poi pugnalano. Come indegni ormai di fiducia ai più risultano i tanti con la gola sgolata di progressismo che si ergono pacificatori.
E quindi lo spirito del Lingotto redivivo con una spruzzatina di obamismo oppure la Lega dei Socialisti del carrozzone anti neoliberista paiono uno specchietto per le allodole: come decidere se cucinare una torta alla frutta o al cioccolato con l'impasto marcio o il forno rotto.
I punti del congresso siano la forma partito, la composizione dell'assemblea nazionale, la democrazia partecipativa interna, la posizione nei confronti di questo governo non votato da nessuno e figlio di un tradimento, il criterio delle alleanze, ed i nomi dei traditori.
E poi dopo si deciderà se morire democristiani o continuare a spaventare i moderati
sabato 23 febbraio 2013
Riflessioni pre elettorali
L'altro ieri, volantinando in piazza, sono stato investito dall'epifania dell'antipolitica. Una ragazza, amica di amici, mi ha voluto dire cosa pensasse della politica attuale, con onestà e sincerità, senza nessun astio, caduto ormai il muro di quell'incomunicabilità da volantinaggio. Ma un altro muro si frapponeva: i parlamentari erano arricchiti inevitabilmente "castati", insensibili al popolo che se lo prende a prescindere nel culo, i programmi vuote promesse che si dà per scontato non verranno mantenuti, gli schieramenti dell'emiciclo qualcosa di percepito e non negato, ma evanescente. Completamente vani i tentati di infrangere queste evangeliche convinzioni; convinzioni che non venivano neanche concettualizzate nel grillismo, e neppure davano vita a posizione estremiste, di lotta o di rivolta sociale, che avrebbero legittimità. E neanche il rifiuto aristofanesco o anarchista del potere: leggevo lo sconcerto nei suoi occhi quando seppe che volantinavo al gelo non per soldi, ma perché "cri credevo".
Questo il futuro e l'Italia non che odio, ma che temo, che mi fa temere di ciò che verrà.
Ieri invece in serata mi ha chiamato un mio conoscente di un'altra città, appena maggiorenne; si era sempre disinteressato di politica, ma all'improvviso, vedendosi avvicinare il diritto al voto, ha capito che era il di esercitarlo; complice un professore illuminato, ha iniziato ad informarsi, discutere coi compagni, leggere i programmi ed andare agli incontri coi candidati. Ed ha voluto chiamarmi dicendo che aveva scelto, e che era felice di poter esercitare il suo diritto consapevole ed informato.
Questo invece mi ha dato speranza nel futuro, questi sono i buoni semi per il futuro.
Ho le mie preferenze, palesi su fb, ma non mi interessa per chi votate. Il mio vero appello è: votate pensando al proprio futuro, ed al futuro delle persone care, degli amici, dei conoscenti e dei connazionali, italiani ed europei. Votate il futuro, votate un'idea di futuro, votate dei progetti. Non votate la simpatia, la cialtroneria, leggi e rimborsi facili, o il "tanto vale..". Se non vi sentite rappresentati da nessuno, votate scheda bianca ed interrogatevi su cosa ha bisogno il paese e ragionate su cosa potere fare nel vostro piccolo per il bene collettivo. Se non credete nella democrazia, non votate proprio, non menatelo di non votare ma offrite un modo di governo migliore che sia funzionale, e perseguite nei limiti democratici il bene comune. Suona un po' come un 'applicazione laica di "se tutti fossimo buoni cristiani, le cose andrebbero meglio", lo vuole in parte essere.
Ora mi rinchiudo nel silenzio elettorale di sabato pomeriggio, all'alba delle 14.30.
Buon voto, e buon futuro!
Questo il futuro e l'Italia non che odio, ma che temo, che mi fa temere di ciò che verrà.
Ieri invece in serata mi ha chiamato un mio conoscente di un'altra città, appena maggiorenne; si era sempre disinteressato di politica, ma all'improvviso, vedendosi avvicinare il diritto al voto, ha capito che era il di esercitarlo; complice un professore illuminato, ha iniziato ad informarsi, discutere coi compagni, leggere i programmi ed andare agli incontri coi candidati. Ed ha voluto chiamarmi dicendo che aveva scelto, e che era felice di poter esercitare il suo diritto consapevole ed informato.
Questo invece mi ha dato speranza nel futuro, questi sono i buoni semi per il futuro.
Ho le mie preferenze, palesi su fb, ma non mi interessa per chi votate. Il mio vero appello è: votate pensando al proprio futuro, ed al futuro delle persone care, degli amici, dei conoscenti e dei connazionali, italiani ed europei. Votate il futuro, votate un'idea di futuro, votate dei progetti. Non votate la simpatia, la cialtroneria, leggi e rimborsi facili, o il "tanto vale..". Se non vi sentite rappresentati da nessuno, votate scheda bianca ed interrogatevi su cosa ha bisogno il paese e ragionate su cosa potere fare nel vostro piccolo per il bene collettivo. Se non credete nella democrazia, non votate proprio, non menatelo di non votare ma offrite un modo di governo migliore che sia funzionale, e perseguite nei limiti democratici il bene comune. Suona un po' come un 'applicazione laica di "se tutti fossimo buoni cristiani, le cose andrebbero meglio", lo vuole in parte essere.
Ora mi rinchiudo nel silenzio elettorale di sabato pomeriggio, all'alba delle 14.30.
Buon voto, e buon futuro!
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