lunedì 15 luglio 2013

Ma ancora socialisti e liberisti?

Nella corsa al bollente congresso d'autunno le discese in campo del trascinatore di folle fiorentino (pare sempre più sicura) e quella del biondo e distinto Cuperlo (machiè?) ed il vociare sulla candidatura dell'eroe del soviet Fassina sembrano portare la discussione di casa PD sempre nel solito carruggio: socialdemocratici/socialisti/ex-pci/ds/mangiapreti/"di sinistra"/"carecoompagne" contrapposti in un holliwodiano duello interminabile liberali/liberisti/cattolici/popolari/moderati/margherita/exdc/"di centrosinistra"/"careamiche". Un Don Camillo vs Peppone in salsa progressista.

Ma siamo sicuri che questa diatriba, che altro non è che la becera deriva di quel fondamentale dibattito sull'identità tanto importante quanto mai rimandato, strumentalizzato ed evitato (e sviluppato molto più dalla base che dai vertici) sia il vero argomento di questo congresso?

Lo sarebbe se fossimo al governo ed avessimo incertezze sulla linea economica (se fossimo al governo sul serio, dico), lo sarebbe se ci si fosse scannati su singoli punti programmatici di Italia Bene Comune.

Ma con la proposta di Marini, la sordità ad Occupy PD e 101 anonime coltellate al padre fondatore Prodi, condite con il tanto vituperato governissimo, il problema sta nella credibilità della classe dirigenziale. Perché se i popolari hanno sempre sostenuto ideologicamente il mega inciucio, i popolari sono sicuramente meno di 101, e gli altri non sono altro che corrotti, che applaudono e poi pugnalano. Come indegni ormai di fiducia ai più risultano i tanti con la gola sgolata di progressismo che si ergono pacificatori. 

E quindi lo spirito del Lingotto redivivo con una spruzzatina di obamismo oppure la Lega dei Socialisti del carrozzone anti neoliberista paiono uno specchietto per le allodole: come decidere se cucinare una torta alla frutta o al cioccolato con l'impasto marcio o il forno rotto. 

I punti del congresso siano la forma partito, la composizione dell'assemblea nazionale, la democrazia partecipativa interna, la posizione nei confronti di questo governo non votato da nessuno e figlio di un tradimento, il criterio delle alleanze, ed i nomi dei traditori

E poi dopo si deciderà se morire democristiani o continuare a spaventare i moderati